Trasformare il conflitto in opportunità

Così afferma Paolo Giusta, docente presso l’Istituto Universitario Sophia (Loppiano): “La mia tesi è che oggi ci sia bisogno di forme di leadership più partecipate e collettive, di un agire “a corpo”. Agire “a corpo” significa andare avanti tutti insieme animati dalla reciprocità: come un corpo infatti è fatto da molte parti ma tutte interdipendenti tra loro, così anche noi nel realizzare il bene comune dobbiamo vivere tra tutti la fraternità in modo da sperimentare quell’unità che tanto unisce tanto distingue.
Purtroppo però oggi si è persa la volontà di trovare la sintesi delle posizioni per andare avanti in unità e questo è dovuto al fatto che si vive il conflitto come rottura del confronto invece che come una pedana di lancio per andare oltre ogni ostacolo e progredire così in una condivisione ancora molto più arricchente per tutti.
È essenziale dunque rilanciare questo pensiero che Papa Francesco ha espresso a Firenze all’Incontro con i rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana:
«Vi raccomando, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo».

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