Distinguere i ruoli per dare credibilità alla propria azione

È del tutto evidente che quando dentro un partito si determinano divisioni insanabili la responsabilità, anche se in misura differente, è di tutti i soggetti coinvolti. È però altrettanto vero che se un segretario politico non è capace di far convivere le diversità significa che non ha la stoffa per esercitare una leadership partecipata e collettiva: ciò infatti è una delle cause principali che di fatto porta i partiti a scomporsi e ricomporsi sotto altre forme e il proliferare di questa mortificante frammentazione (che si ripercuote negativamente anche in Parlamento) finisce per penalizzare la stessa democrazia proprio perchè sempre più prigioniera di penalizzanti narcisismi.
A maggior ragione perciò occorre mettere in discussione la prassi di chi dà la propria disponibilità a fare il segretario per divenire premier e non solo perchè non trascuri il partito ma anche per evitare di alimentare personalismi che potrebbero nuocere al vero bene del Paese. Per favorire quindi maggiore trasparenza si potrebbe prevedere nei singoli Statuti la premessa che il segretario non sia automaticamente candidato premier e stabilire di conseguenza la regola che il candidato premier viene scelto con le primarie, in modo così di evitare di avere per segretario una persona che ambisce a fare il premier e viceversa.
Certo, ci saranno coloro i quali diranno che porre delle restrizioni al libero esercizio democratico può essere negativo, e ciò è comprensibile, ma è altrettanto vero che il gravissimo degrado etico in cui ci troviamo non è più assolutamente tollerabile proprio in quanto, se non si pone rimedio, si finisce per diventare noi stessi colpevoli di connivenza nei confronti del bene comune. Se poi ancor più si prende pienamente coscienza delle profondissime trasformazioni politiche in atto a livello internazionale, le quali inevitabilmente coinvolgono l’Europa e con essa il nostro stesso Paese, è del tutto evidente che diventa impossibile ad un’unica persona poter svolgere nel modo migliore contemporaneamente questi due importanti ruoli.                                                              Io credo che oggi più che mai la carta vincente può essere proprio quella di favorire (dentro i partiti e movimenti politici e nell’esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile) coloro che dimostrano di essere in grado di esercitare una leadership partecipata e collettiva, sia nel guidare partiti e movimenti che nel ruolo di premier, così che si possa arrivare all’attuazione della reciprocità tra i componenti delle singole realtà e tra gli stessi organismi istituzionali e politici in quanto essa, se animata dalla fraternità, rende possibile sperimentare quanto affermava con saggezza Jacques Maritain: «Distinguere per unire». 

 

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