COSTRUIRE INSIEME UN PAESE CHE DIALOGA

È inutile illudersi in quanto purtroppo è sempre più evidente quanto sia irrealizzabile un confronto davvero leale e il più aperto possibile da parte dell’intera classe politica: lo conferma infatti l’ennesimo, avvilente teatrino di questi giorni di scaricare le colpe gli uni sugli altri rispetto a quanto irresponsabilmente è accaduto durante le votazioni in merito alla legge elettorale.                                                                                                            Come si vede lo scenario è davvero sconfortante e la tentazione della protesta clamorosa cresce anche perché non è possibile continuare a subire rassegnati senza alla lunga finire per renderci di fatto dei conniventi e perciò servirebbe una decisa ribellione delle coscienze per provare a cambiare questo che è sempre più un gravissimo decadimento politico.                                                                                         Con ciò non si tratta di alzare le barricate quanto piuttosto di creare fattivamente le condizioni per poter sperimentare i benefici della fraternità vissuta, perché come è stato argutamente affermato: “…il «senso di umanità», di pietas, è certamente un’esperienza soggettiva fondamentale…, ma non è un istinto scontato, bensì una complessa edificazione culturale (…) Quel senso di giustizia che ci fa sentire come insopportabile la prevaricazione e l’iniquità (…) scaturisce non dalla bontà della «natura umana», da un’umanità «compiuta» (la cui smentita è quotidiana), ma da un irriducibile bisogno di «diventare umani»”. *                                                 Come si vede quindi è la fraternità che permette di crescere in umanità sia sul piano personale che comunitario e di conseguenza ci rende realmente credibili nel concorrere, uniti nelle nostre diversità, a costruire un Paese che dialoga, che ritorna al dialogo dopo averne in parte perduto l’abitudine e, forse, anche la capacità. Come infatti ha detto con grande saggezza Papa Francesco sabato al Quirinale incontrando il Presidente della Repubblica: “la vera democrazia è tessitura e impegno corale tra la gente e le Istituzioni”.                                                                                                        Sul piano pratico si potrebbe allora iniziare attuando la più ampia mobilitazione e fare in modo così che prima delle elezioni si arrivi a definire tutti insieme non solo la legge elettorale ma anche la riforma dei partiti, la quale riguarda per certi aspetti anche i movimenti politici, davvero condivisa fra tutti: è urgentemente indispensabile infatti riannodare il rapporto, oggi sempre più fortemente compromesso, tra Parlamento e cittadini, tra i parlamentari e il loro territorio, tra la politica e la vita comune.                     Sapremo dunque, liberi da tutto ciò che rende schiavi, alzare la testa e cercare di essere vincenti in questa difficilissima sfida in modo che veramente possa crescere e svilupparsi sempre più una politica animata dalla reciprocità che il nostro tempo così conflittuale esige di essere portatori?

* G. Preterossi, Ciò che resta della democrazia, Laterza, Roma-Bari 2015, pp. 147-148

 

Un pensiero su “COSTRUIRE INSIEME UN PAESE CHE DIALOGA

  1. Se davvero vogliamo passare dalle sterili parole ai fatti vi chiedo arditamente, dopo aver letto il post, di fare al riguardo delle proposte concrete così che parta una costruttiva mobilitazione – con il fondamentale contributo delle Istituzioni, di tutte le forze politiche ed esperti disponibili, dei diversi soggetti che compongono la società e degli stessi cittadini – che coinvolga l’intero Paese: dobbiamo avere la certezza infatti che guardarci in modo positivo e lavorare uniti – mettendo insieme fiducia, intelligenza, genialità e cuore – aprirà una stagione nuova, darà aria più respirabile.
    Ciao!!!
    Pinuccio

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