L’apertura “come” identità

(…) Dobbiamo “tenere assieme” cose diverse, dobbiamo considerare l’altro come altrettanto essenziale che il sottoscritto, dobbiamo smetterla di pensare che possiamo risolvere i complessi problemi collettivi con risposte semplicistiche e autoreferenziali. «Ama il prossimo tuo come te stesso», dice anche oggi Gesù Cristo. Con questa sua frase non aveva voluto annullare l’identità, ma al contrario aveva sottolineato come l’amore può aprirsi all’altro solo se sa indirizzarsi in primo luogo verso sé stessi. Lo testimonia quel “come” che tante volte la mattina dimentichiamo nel cassetto del comodino, perché è impegnativo, perché è un “come” che va nelle due direzioni: l’amore per sé e l’amore per l’altro.
L’uomo è fatto per essere felice, e lo diventa – dicono i grandi maestri in umanità – solo se riesce ad articolare il suo rapporto con gli altri in modo soddisfacente: quando riduciamo quel “come” a una semplice monodirezionalità, cioè solo verso noi stessi o solo verso gli altri, ecco che l’infelicità ci ghermisce. Perché in quel “come” emerge il rapporto tra gli umani, la necessità della condivisione, del mutuo soccorso. Scriveva Ryszard Kapuściński: «Solo la vita condivisa conferma la nostra identità». E sempre in quel “come” c’è anche il limite delle riflessioni sull’identità solo autoreferenziale, come scriveva Bauman: «L’identità è come un vestito, si usa finché serve». Viene prima l’amore per sé o l’amore per l’altro? Il paradosso del XXI secolo ci presenta una soluzione: l’apertura “come” identità. Perché l’apertura è identità. Amo l’altro se amo me stesso, amo me stesso se amo l’altro.

Michele Zanzucchi Direttore di Città Nuova                                                                        (Dalla rivista n. 6 Giugno 2017)

Leggendo questo interessantissimo articolo, in particolare quanto ho riportato, vi ho trovato molta sintonia e quindi un preziosissimo sostegno a quanto proposto soprattutto negli ultimi due post: è infatti attuando quanto egli afferma, cioè la necessità della condivisione, che diventa davvero possibile scatenare la più potente rivoluzione anche nello stesso complesso mondo della politica. PROVARE PER CREDERE!!!

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