Serve una rivoluzione culturale e di pensiero

Tre brevi ma essenziali aspetti per comprendere i passi da fare per passare dalla individualità alla fraternità, i quali non riguardano solo le nostre relazioni ma anche gli stessi ambiti in cui siamo chiamati ad agire… politica compresa.

INDIVIDUO/PERSONA                                                                                                Oggi nel sentire comune, i termini individuo e persona sono utilizzati come equivalenti e interscambiabili, perdendo di vista l’aspetto della relazione. Nella vita quotidiana si assiste ad una progressiva solitudine, con legami deboli e fragili sul lavoro e in famiglia: una generazione precaria nella vita e nell’amore. Il disagio da individuale, proprio di ciascuno, diventa relazionale. Occorre guardarsi dalla tendenza a parlare di “persona”, intendendo “individuo” e finendo per accogliere le parole d’ordine di una cultura volta a formare uomini de-regolati, competitivi, flessibili, magari compassionevoli, che riconoscono il desiderio e l’interesse come unica legge. L’uomo, soltanto come individuo, è un essere chiuso in se stesso, atomo tra gli atomi, isolato e indipendente dagli altri, dotato di libertà assoluta, che si associa con gli altri per necessità, per poter perseguire in pace i propri interessi. La persona, invece, non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere «con» e «per» gli altri. (…) Essere “persona” significa porsi in relazione con gli altri e tendere a realizzare il vero e il bene come singolo e come comunità (bene comune).                                                           (Da: L’uomo: individuo o persona? Introduzione – Azione Cattolica 2008/2009)

NOI PERSONALE                                                                                                               […] Bisogna costruire il “noi personale” della comunione e della fraternità. Questa sì sarebbe una rivoluzione culturale e di pensiero. Prima di tutto bisogna capire di quale “noi” stiamo parlando. In secondo luogo, come questo “noi” possa diventare davvero personale. Perché si possa parlare di “noi personale” i rapporti devono stabilirsi tra persone e non solo tra individui. In questo modo si conserva la soggettività, ma la si concepisce come essenzialmente relazionale: il nostro “io”, cioè, non si costruisce nel ripiegamento individuale, ma a partire della centralità dell’altro, operazione fondamentale e impegnativa che solo l’amore può compiere. Non basta, quindi, la socialità, cioè essere uno accanto all’altro; serve il vivere dell’altro, il “vivere l’altro”. Chiara Lubich

PENSARE INSIEME                                                                                                           E questo sia a livello interpersonale che interculturale (anche i popoli sono a loro modo delle soggettività). In questa linea, il dialogo non è semplice accordo ma pensare insieme, una continua decostruzione e costruzione del mio pensiero nel confronto col pensiero altrui.                                                                                                                     Jesús Morán

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