L’umanità come soggetto politico (3)

Ogni soggetto politico “particolare” – il singolo, il partito, l’associazione – è portatore dell’elemento umano universale; ogni soggetto politico è dunque ad un tempo particolare (perché portatore di una specificità di cultura, di opzioni, di interessi) e universale (perché contiene il soggetto universalmente umano, perché è Gesù che opera in tutto ciò che è umano).
Da ciò consegue che nessuna parte politica – neppure una parte che ritenesse di ispirarsi al cristianesimo -può pensare di possedere interamente la verità nella storia, che spetta invece al soggetto politico nella sua interezza: l’umanità. Ogni parte politica ha solo una parte delle ragioni dell’umanità, ed è tenuta a cercare di capire e di accettare le ragioni degli altri: e ciò non per relativismo (secondo il quale ognuno ha la propria verità), o per l’abbandono della convinzione che una verità esista, ma per il concetto stesso di verità che riceviamo dalla esperienza trinitaria: non c’è verità, né bene, senza relazione. (…) È il “come” che conta, il “come” …dell’amore trasmesso alla nuova creazione – la dimensione del sociale – che si esprime poi, politicamente, nelle regole costruite attraverso il consenso universale, nel “come” della democrazia.  Questo è lo specifico della politica, che consiste nella capacità di conciliare gli interessi e i punti di vista particolari in un progetto comune.                                                                          La politica, per definizione, non persegue il bene particolare, perché per essa… è il medesimo il bene per il singolo e per la città. Ciò significa che, quando ci si trovi di fronte a due interessi inconciliabili, incapaci di essere condotti a mediazione, certamente qualcosa di non umano, di contraddittorio, è cresciuto all’interno della comunità: compito della politica – e dei singoli politici -, in tale situazione, è quello di evitare di cadere prigioniera delle ragioni di una parte – fossero pure della propria -, di togliere la contraddizione, di riportare la comunità ad una situazione di complementarietà e conciliabilità degli interessi.                                                                 In queste considerazioni trova fondamento anche la teoria giuridica che fa del politico eletto il rappresentante non solo dei propri elettori e del proprio collegio elettorale, ma di tutta la nazione; anzi, l’assunzione della responsabilità politica, per quanto circoscritta, dovrebbe far prendere particolare coscienza all’eletto che il soggetto politico per eccellenza è l’umanità, e che questo è il soggetto ultimo, col cui interesse deve confrontare le proprie decisioni: egli non può prendere una decisione a favore della propria nazione e in contrasto con gli interessi dell’umanità. La coscienza dell’appartenenza a questa comunità amicale che è l’umanità stessa, e che la sua azione deve esprimere, deve portare il politico ad agire come il portatore di una realtà comunitaria, e tendere a costruire la comunità dove essa non c’è o è divisa. (…)

Continua…

Da: “Trinità e Politica” di Antonio Maria Baggio

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