Superamento della politica ideologica e della nemicità (4)

Il superamento dell’ideologia e, in generale, della condizione di nemicità, ha un preciso fondamento trinitario. Il Dio dolorosamente chiamato da Gesù non è infatti il Nemico, ma l’Altro; la domanda di Gesù – che io, singolo uomo, nella mia vita posso rivivere – non apre uno scontro, ma sonda il nuovo spazio che mi è aperto dall’ Altro, come spazio condiviso e nel quale mi sento smarrito perché non lo domino, non è mio possesso, ma è il luogo della relazione che domino solo insieme all’ Altro: il grido di Gesù fonda e svela all’uomo la realtà dell’ Altro, non più come nemico, ma come essenziale alla mia identità e al mio disegno. (…)
L’umanità come soggetto politico è la realtà con la quale i diversi soggetti politici devono costantemente misurarsi per verificare la conformità della loro azione al bene comune, indipendentemente dal fatto che questa soggettività politica non abbia ancora prodotto un assetto istituzionale capace di esprimerla adeguatamente, e nella consapevolezza che ogni azione politica orientata al bene comune universale avvicina la costruzione di tale assetto istituzionale. Ogni singola azione politica, ogni programma politico particolare, deve infatti avere in sé ciò che i moralisti chiamano ratio boni, devono cioè realizzare una parte o un aspetto del bene comune che, propriamente, è fine specifico dell’azione politica dell’umanità.
In questo senso è possibile affermare che, attraverso l’azione conforme al bene comune dei diversi soggetti politici umani, è l’umanità ad operare politicamente. (…) Questa politica non ignora la possibilità che si generi un conflitto, e dunque deve dar vita ad istituzioni e compiere scelte che proteggano i cittadini dalla propria aggressività e da quella degli altri, che garantiscano l’armonizzazione di tutte le possibili cause di conflitto (gli interessi contrapposti), che mettano in condizione di difendersi in caso di attacco esterno.
Ma esiste una funzione di partecipazione, di governo, di costruzione del bene comune, capace di definire la politica, senza utilizzare il concetto di nemico. (…) Ad agire però dev’essere, fin d’ora, dentro ogni uomo che si impegna politicamente, l’umanità. L’uomo politico deve già vivere, dentro di sé e coi suoi amici, l’unità che vuole costruire con tutti: sapendo che la guerra è possibile, ma che solo la pace è necessaria, e scegliendo di lavorare per questa. (…)
Sulla croce e nella resurrezione nascono, in Cristo, gli uomini-persone, portatori ciascuno di una Realtà Assoluta che può convivere con le altre solo nell’amore reciproco, cioè nello spegnersi dell’autoaffermazione individuale che permette l’accoglienza, attraverso l’altro, di una nuova identità personale che non è più solo sostanza, ma anche relazione. (…)
…nella concezione di Gesù l’uguaglianza si ottiene nella carità. Ma se è possibile raggiungere questa uguaglianza, è solo perché esiste un’uguaglianza essenziale creata da Gesù stesso: la sua morte e la sua resurrezione, infatti, operano nell’essere dell’uomo, facendolo amico di Dio e facendo gli uomini amici tra di loro: tutti gli uomini sono uguali perché, attraverso Cristo, sono diventati figli del Padre; ma tutti gli uomini sono diversi perché ognuno riceve da Cristo la propria personalità: uguaglianza e diversità, come si sperimenta in famiglia, sono le due facce della fratellanza. E poiché siamo nella condizione di fratelli, apparteniamo ad una comunità umana che, da una parte, è la più vasta possibile, è universale; dall’altra, è una vera comunità per la strettezza e la forza del vincolo. (…)

Continua…

Da: “Trinità e Politica” di Antonio Maria Baggio

Per motivi tecnici solo questa sera ho potuto aggiornare il blog e quindi il prossimo post non sarà lunedì ma venerdì.

 

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