POLITICI CAPACI DI TENERE INSIEME LA MOLTEPLICITÀ

È sempre più evidente l’imporsi in politica di giovani la cui personalità è connotata dall’eccessiva considerazione ed esaltazione di sé stessi i quali, è importante sottolinearlo, trovano il consenso in quanto esprimono quella cultura individualista e narcisista in cui noi stessi siamo immersi. Quando perciò comprenderemo una buona volta che appoggiare questo rancoroso agire politico alimenta laceranti divisioni, le quali impediscono così la ricerca condivisa del bene comune? Occorre infatti attuare il tanto auspicato cambiamento cominciando per primi a vivere fra noi la reciprocità, cioè l’unità nella distinzione, in modo così da esprimere di conseguenza politici aperti al dialogo e capaci così di rendere le diversità una ricchezza.
Al riguardo continua ad essere di grandissima attualità quanto ha affermato in modo profetico Chiara Lubich: “Non è forse compito della politica riuscire a comporre in unità, nell’armonia di un solo disegno, la molteplicità, le legittime aspirazioni delle diverse componenti della società? E non dovrebbe forse il politico, per la sua funzione di “mediatore”, eccellere nell’arte del dialogo e dell’immedesimarsi con tutti?
L’interdipendenza poi che lega sempre più singoli e popoli esige la capacità di fare rete fra tutti attuando la fraternità fra le persone, le città, le nazioni in quanto, per usare una metafora, ciascuna è una singola tessera di un mosaico in cui c’è il tutto ma nessuna di esse è il tutto e proprio per questo il loro insostituibile valore lo si può capire pienamente soltanto facendole interagire fra loro in quanto è unicamente così che si può vedere la compiutezza del disegno che l’intera stessa umanità è chiamata a comporre: la fraternità universale. Sì, è davvero indispensabile “giocarci la vita per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore”.

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