La politica è ascolto reciproco e condivisione

È sempre più evidente che questo è un tempo in cui si va assistendo alla dissoluzione dei partiti e anche quanti si sono presentati come il nuovo non si stanno dimostrando all’altezza delle aspettative viste le notevoli difficoltà a passare dalla protesta all’agire in prima persona nei diversi ruoli istituzionali in cui vengono eletti. Probabilmente la causa di ciò consiste nel fatto che essi rifiutano ostinatamente di incarnare pratiche veramente innovative e rispettare regole che li rendano trasparenti e credibili.
Allo stesso tempo però non sarebbe onesto nascondere che anche noi siamo in parte colpevoli di questo degrado proprio perché ci siamo rassegnati e così stiamo rinunciando ad offrire il nostro contributo nel ridare nuova vitalità alla politica, a maggior ragione se si prende coscienza che in fondo i politici non provengono da un altro pianeta ma sono espressione di quello stesso stile di vita che in fondo tutti insieme contribuiamo a far crescere.
La responsabilità quindi di ridurre la distanza fra la vita dei cittadini e il mondo della politica, pur nella distinzione dei ruoli, è veramente di tutti, nessuno escluso proprio perchè come ammoniva papa Giovanni Paolo II: «Nel presente momento storico, non ci può essere posto per la pusillanimità o l’inerzia. Esse non sarebbero segno di saggezza o di ponderazione, ma piuttosto colpevole omissione». E sempre a questo riguardo i vescovi siciliani, in riferimento alle prossime elezioni regionali nell’Isola, hanno autorevolmente affermato: «Nessuno può esimersi dalla responsabilità di partecipare, fornendo il proprio contributo di idee e di proposte sui temi di maggiore rilevanza politico-amministrativa. La costruzione della casa comune non può diventare appannaggio di gruppi autoreferenziali che pretendono di governare in forza dell’investitura di una parte minoritaria del popolo».
Oggi più che mai, dunque, ricucire davvero il rapporto fra cittadini e la politica significa che non si può più rimanere indifferenti e nemmeno continuare a chiudersi rigidamente dentro le singole appartenenze, ma è indispensabile che da parte di tutti ci sia la capacità e il coraggio di aprirsi costruttivamente alla trasversalità politica così da favorire davvero un pensare insieme. È infatti in questo modo che è possibile concorrere, ciascuno con le proprie differenti identità, nel far crescere veramente la cultura del bene comune. In quest’ottica il limite dei mandati e la stessa alternanza non saranno allora subite come una sconfitta ma come un contributo indispensabile per far crescere la qualità stessa della democrazia.
A conferma di quanto sia proprio questa la strada da intraprendere, trovo davvero incoraggiante e impegnativamente affascinante questa affermazione di Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari: “È importante impegnarci più che mai per una politica che, illuminata dal carisma, possa dare un fattivo contributo al bene comune. Chiara Lubich ci ha indicato come vivere in questo ambito, dando priorità all’ascolto reciproco e al favorire con perseveranza lo scambio e il dialogo”.
A noi dunque raccogliere l’avvincente sfida nella diversità dei ruoli e degli ambiti in cui tutti siamo chiamati ad agire.

 

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