È possibile ricomporre il conflitto?

Il post precedente ha messo in evidenza come i cittadini/elettori sempre più rassegnati si allontanano dalle urne e ciò sta facendo perdere alla politica il contatto con il Paese finendo così di correre il rischio, tutt’altro che ipotetico visto l’aria che tira, che in questo vuoto “può avere spazio e legittimazione anche il peggio, sul piano politico, sul piano sociale”. Non sarebbe dunque più che indispensabile reagire con responsabile determinazione e chiederci tutti insieme: è possibile ricomporre questo corrosivo conflitto? Per rendere veramente costruttivo questo comunitario discernimento è importante prima di tutto di cogliere in profondità quanto scrive con saggezza Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, proprio riguardo al conflitto.

L’unità prevale sul conflitto

226. Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà.

227. Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9).

228. In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto. La solidarietà, intesa nel suo significato più profondo e di sfida, diventa così uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto.

229. (…) il primo ambito in cui siamo chiamati a conquistare questa pacificazione nelle differenze è la propria interiorità, la propria vita, sempre minacciata dalla dispersione dialettica. Con cuori spezzati in mille frammenti sarà difficile costruire un’autentica pace sociale.

230. (…) La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una “diversità riconciliata”. (…) «Solo con l’unità, con la conversione dei cuori e con la riconciliazione potremo far avanzare il nostro Paese».

 

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