2° La politica è unità

Continuando nella lettura del testo proposto della Evangelii Gaudium, dopo aver evidenziato l’importanza di “accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo”, Papa Francesco scrive che: “In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda”. Si arriva così al cuore del suo pensiero, tanto che ciò lo ha posto significativamente proprio a titolo di questo capitolo, in quanto proseguendo afferma con illuminata sapienza l’esigenza di avere come modello di riferimento comune un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto.
E specifica con grande chiarezza cosa intende con ciò: “La solidarietà, intesa nel suo significato più profondo e di sfida, diventa così uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto”.
Questo fortissimo anelito espresso da Papa Francesco non è proprio ciò di cui ha un urgente bisogno la stessa politica in quanto non è forse vero che essa è continuamente ripiegata ad occupare il potere invece di porsi davvero al servizio del Paese e in questo modo fomenta laceranti divisioni che ci stanno portando sempre più ad una penalizzante frammentazione? Ora perciò diventa essenziale che la politica si assuma la responsabilità di contribuire a raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita. Un impegno che, è molto importante sottolinearlo con forza, sarà vincente soltanto a condizione che ci sia veramente il concorso proprio di tutti i soggetti coinvolti nel processo democratico e ciò proprio perché pienamente consapevoli che l’unità prevale sul conflitto.
Nel giugno del 2000 ad un congresso dall’eloquente titolo “Una politica di comunione” – al quale hanno partecipato delegazioni parlamentari di undici Paesi, ministri della Repubblica Italiana, ambasciatori, amministratori, segretari di partito, presidenti di associazioni di rilievo nazionale – Chiara Lubich spiega come alla luce del carisma dell’unità essa va vissuta: “…non una semplice concordia di intenti o di opinioni basate su una medesima opzione politica, ma quell’unità umano-divina che unisce in modo più profondo, al di là delle differenze di cultura e di appartenenza politica; differenze che solo sulla base dell’unità acquistano il loro vero significato e, nella reciprocità, diventano ricchezza comune. (…) E affinché questo possa attuarsi in maniera sempre più completa, alla politica vissuta dai governanti come servizio di verità e amore deve corrispondere come servizio da parte dei cittadini una loro sempre più piena partecipazione alla “cosa pubblica”. Perché solo in questa reciprocità si può costruire il bene di tutta la comunità”.                                                                                                   Dunque il secondo passo da fare è favorire l’incontro tra diversi proprio perchè la politica è unità.

 

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