5° Riannodare il filo spezzato nei rapporti

Infine Papa Francesco scrive che: La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una “diversità riconciliata”. L’espressione “riconciliazione” va intesa in questo contesto nel significato di riannodare i rapporti per unire ciò che è diviso ed essere così davvero tessitori di fraternità. Non possiamo negare che ci riesce più facile erigere barriere, pensando magari che possano difenderci, invece di operare per costruire l’unità nelle relazioni e fra le stesse differenti sensibilità politiche, ciò però finisce per essere causa di contrasti e divisioni che allontanano sempre più con il rischio così che essi diventino insanabili.                                                                        Per questo quindi diventa fondamentale mettere in atto un processo di riconciliazione, cioè l’impegno reciproco a riannodare il filo spezzato nei rapporti e questo va fatto costantemente, ogni volta che esso si rompe e soprattutto cominciando per primi. Come infatti afferma la sociologa brasiliana Vera Araújo: “Amare e fraternizzare per primi significa prendere l’iniziativa, rompere barriere, superare ostacoli, accendere la fiamma. Non è concesso nel rapporto d’amore un certo ‘pudore’, ma si richiede invece il coraggio, lo slancio di cominciare. Ecco la parola chiave: cominciare, cioè rompere il ghiaccio, trovare l’atteggiamento o la parola giusta che consenta il movimento, il processo, il dialogo”.                                                                                                            Certo, agire così è molto impegnativo proprio perché esige un mutamento radicale nel modo di rapportarsi, ma occorre essere consapevoli che non si fa nulla di buono, di utile, di fecondo al mondo senza conoscere, senza saper accettare la fatica, la sofferenza: è difficile infatti attuare la politica come la più alta forma di condivisione e di conseguenza rinnovare pure le istituzioni se non si ha il coraggio di mettersi in gioco, se cioè non si è pronti a perdere certezze e comodità, avventurandosi verso strade nuove, inesplorate; diventando creativi senza improvvisare. Che sia proprio questa la premessa irrinunciabile di quel patto culturale con il quale far emergere davvero una “diversità riconciliata”?                                                                                    Dunque il quinto e ultimo passo da compiere è… fare propria la stessa sapiente sintesi conclusiva di Papa Francesco:

«Solo con l’unità, con la conversione dei cuori e con la riconciliazione potremo far avanzare il nostro Paese».

 

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