Credere alla vittoria finale della luce sulle tenebre

Occorre non staccarsi dall’Eterno, dall’Increato che è radice al creato, e credere alla vittoria finale della luce sulle tenebre.

Se ti guardi attorno, per certe città dove passi, ti pare che la realizzazione di una società cristiana sia lontana. È il mondo che con le sue vanità sembra dominare. E diresti utopia il testamento di Gesù se non pensassi a Lui, che pure vide un mondo simile a questo e, al colmo della sua vita, parve travolto da esso, vinto dal male. Anche lui guardava a tutta quella folla che amava come se stesso, Lui, Dio, che l’aveva creata; ed avrebbe voluto gettare i legami che la dovevano riunire come figli al Padre, ed unire fratello e fratello.
[…] Ed invece, nonostante le sue parole di fuoco e verità, la gente, molta gente, pur comprendendo, non voleva capire e rimaneva con gli occhi spenti perché l’anima era oscura. […] [Gesù] Guardava il mondo così come lo vediamo noi, ma non dubitava. Pregava di notte il cielo lassù e il cielo dentro di sé: la Trinità che è l’Esser vero, il tutto concreto, mentre fuori per le vie camminava la nullità che passa. Occorre anche noi fare come Lui e non staccarsi dall’Eterno, dall’Increato che è radice al creato, e credere alla vittoria finale della luce sulle tenebre.
[…] Allora t’accorgerai che, con occhi non più spenti, guardi il mondo e le cose, ma non più tu li guardi: è Cristo che guarda in te, e rivede ciechi da illuminare e muti da far parlare e storpi da far camminare. […] Vedi e scopri la tua stessa luce in loro: il tuo vero io, che è Gesù, la realtà vera di te in loro e, ritrovatolo, ti unisci con Lui nel fratello. Così accendi una cellula del Mistico Corpo di Cristo, cellula viva, focolare di Dio, che ha il fuoco da comunicare agli altri e con esso la luce. E Dio fa di due uno, e si pone a terzo come relazione di essi: Gesù fra loro.

Chiara Lubich

Tratto da “Gen’s”, novembre 1971

Un pensiero su “Credere alla vittoria finale della luce sulle tenebre

  1. Questa illuminante meditazione di Chiara è stata davvero provvidenziale per me perché mi ha aiutato a guardare il doloroso travaglio che stiamo vivendo con occhi nuovi, nel senso che ho riscoperto come non è possibile fare nulla di buono, di utile, di fecondo al mondo senza saper accettare la fatica, la sofferenza, le incomprensioni e anche quella generosa disponibilità ad accogliere sempre nel nostro cuore l’altro, gli altri con tutti i loro limiti, i lori difetti, le loro pene: sì, è essenziale comprendere che vivere la fraternità ci fa veramente sperimentare di essere tutti parte della stessa umanità.

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