La politica è relazione, è progetto comune.

Quante analisi, commenti, considerazioni si stanno facendo rispetto al clamoroso risultato delle elezioni di domenica 4 marzo, e quante altre verranno fatte, ma l’impressione però è che tutto ciò sembra risentire di una visione molto ripiegata su sé stessa, come d’altronde lo sono le avvilenti vicende politiche che hanno portato a tutto ciò e la cui irresponsabilità riguarda tutti i soggetti politici, sempre più attorcigliati su sé stessi (basta pensare alla miopia con la quale vengono approvate le leggi elettorali), a causa della loro incapacità a dar vita a costruttive relazioni fra loro.
È del tutto legittimo che durante la campagna elettorale ciascuno metta l’accento sulla differenza che lo contraddistingue dagli altri (anche se essa per essere davvero credibile deve poggiare su un progetto chiaro, trasparente e coerente con il proprio agire), ma quando essa è finita diventa indispensabile ricercare punti in comune per una azione politica condivisa a favore dell’unico bene: quello dell’Italia il quale infatti non è un “affare” di qualcuno ma un dovere per tutti quanti hanno ricevuto il mandato a rappresentarci.
Il fatto stesso che dopo anche queste elezioni si è nella difficile situazione di non riuscire ancora ad individuare una maggioranza in grado di governare, non dovrebbe suscitare questo interrogativo: non è che ciò accade proprio perché si comprenda che non si può fare a meno gli uni degli altri? Non è arrivato allora il tempo di fare tesoro di questa profonda lezione?
Questa mia lettura fuori dal coro è comprensibile che potrà sembrare ingenua, visto il contesto fortemente divisivo nel quale ci troviamo, ma così non è se si è coscienti che la politica è relazione, è progetto comune. Agire coerentemente così dunque è un dovere a cui sono chiamati i nostri rappresentanti, quanti sono impegnati nei differenti soggetti politici e anche tutti noi sapendo che ciò significa non comportarsi fra di noi come ultras di squadre di calcio ma trattarci reciprocamente per quello che prima di tutto siamo: cittadini con pari dignità.                                                                                Certo, la fatica non mancherà ma ci si sentirà sorretti se si terrà sempre presente che quanti si rassegnano sono già sconfitti in partenza, mentre coloro che reagiscono e continuano a costruire ponti alla fine saranno vincenti.

 

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