L’assenza dei “pensanti”

Un amico su facebook ha affermato che in queste elezioni c’è stata la totale irrilevanza del mondo cattolico, chiarendo che con ciò si riferiva al “cattolicesimo come movimento culturale che per secoli in Italia è stato capace di protagonismo politico”. Certamente il contesto in cui oggi viviamo è molto cambiato da allora tanto che il grande sociologo Zygmunt Bauman ha descritto l’attuale mondo occidentale come “società liquida”, dove dall’individuo con una identità forte, si è passati all’individuo che spalma la propria identità su una pluralità di dimensioni e appartenenze, senza punti fermi, in un mondo dove tutto cambia in fretta, lasciando incertezze e smarrimento.                                       Uno scenario quindi che ha finito per condizionare la stessa incidenza culturale dei cattolici, anche se ciò per essere compreso nella sua complessità esige una approfondita riflessione la quale però non è oggetto di questo post. Quello che qui si vuole evidenziare infatti, a maggior ragione che si tratta dell’ambito politico, è che alla luce di quanto accennato più che la mancanza dei cattolici preoccupa la crescente assenza di coloro che Carlo Maria Martini ha definito “pensanti”.                                       Al riguardo infatti trovo attualissimo, proprio nello smarrimento che stiamo vivendo, quanto egli ha argutamente affermato: “…la differenza da marcare non sarà tanto quella tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di vivere la sofferenza, di continuare a cercare per credere, sperare e amare, e uomini e donne che hanno rinunciato alla lotta, che sembrano essersi accontentati… e non sanno più accendersi. (…) La sfida…che ne deriva è allora quella di ascoltare le domande vere… ponendosi insieme, credenti e non credenti pensosi, a capire ciascuno le ragioni dell’altro”.

 

Un pensiero su “L’assenza dei “pensanti”

  1. Carissimo Pinuccio,
    ti ringrazio per la riflessione che condivido.
    Quelli che il card. Martini chiamava i pensanti, sono gli stessi che Sturzo definiva i liberi e i forti.
    Sempre lì siamo e torniamo: ripartire dal popolarismo, non come partito, ma come movimento.

    L’irrilevanza dei cattolici sta non tanto nell’astensione dei cattolici dal voto, ma dalla loro assenza nel progetto del paese. Assenza che però (e di questo sono convinto) non deriva da queste elezioni, ma dalle precedenti.

    Occorre domandarsi perché non troviamo un approdo politico, che non vuol dire necessariamente partitico e continuiamo a preferire l’impegno nel sociale.
    E’ sempre stato così, ci mancherebbe. Però ora siamo arrivati a una rinuncia al protagonismo e occorre capire come ripartire e l’unica risposta di cui sono convinto consiste nell’analizzare l’intuizione di don Sturzo.

    Sono convinto che oggi sentiamo il peso dell’assenza dei corpi intermedi, che nei fatti hanno sempre aiutato a traghettare dal volontariato alla politica.
    In passato in tutte le parrocchie c’era l’Azione Cattolica (che peraltro sarebbe ancora parte viva della Chiesa), c’erano i circoli ACLI, ecc…oggi reggono solo a livello centrale mentre non hanno più una presenza capillare sul territorio. Ecco perché alcuni discorsi arrivano nelle città e non nelle periferie.

    Finché i corpi intermedi hanno avuto una presenza diffusa, era facile poi per i partiti impostare la formazione di una classe dirigente, una classe dirigente che però era realmente “popolare” perché veniva dal volontariato, dall’associazionismo, dalla prossimità ai bisogni della gente.
    Oggi manca l’aggancio.
    O ci si domanda come agganciare o si muore.

    Non bisogna avere paura di essere minoranza, purché la minoranza abbia qualcosa da dire.
    L’idea di Sturzo era basata sulla convinzione che i popolari fossero maggioranza? Macché erano una minoranza ma che partendo dal basso sapeva costruire un progetto che pur avendo una matrice cristiana era rivolto a tutti i liberi e i forti.

    Quel che queste elezioni insegnano è che occorre trovare il modo per coinvolgere persone che sono impegnate nel volontariato e nell’associazionismo, avvicinandole alla politica. Il partito è il passaggio finale, anche perché per quello occorre tornare a una corretta interpretazione e applicazione dell’art. 49 della Costituzione.

    Ho una risposta fatta e finita? NO. Sto anch’io riflettendo e spero sempre più di poterlo fare insieme a altre persone che vogliano “pensare”.

    A presto!

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