Ci vuole più amore, più fraternità

 

 

Oggi, venerdì 23 marzo 2018, con la prima seduta prende avvio la XVIII Legislatura. Proprio a questo riguardo è davvero fortemente auspicabile che venga raccolto da tutti, ognuno nel differente ruolo che è chiamato a esercitare, e attuato con tutto l’impegno che ciò richiede quanto ha affermato Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, a conclusione del Consiglio Permanente, di cui viene riportato in particolare questo importante passaggio.

Ci riconosciamo nella tradizione democratica del nostro Paese e sentiamo la responsabilità di contribuire a mantenerlo unito. Ci impegniamo ad ascoltare questa stagione, a ragionare insieme e in maniera organizzata sul cambiamento d’epoca in atto e a portare avanti con concretezza un lavoro educativo e formativo appassionato.    In questa prospettiva, (mentre prende avvio ufficiale la nuova Legislatura), rilanciamo con forza l’invito al dialogo sociale, al dirsi le cose in maniera trasparente e costruttiva. In una società plurale il dialogo dev’essere assunto non tanto per tattica di convenienza, ma per convinzione morale, come metodo, disposti quindi a farne proprie fino in fondo le regole.                                                                                                         Non partiamo da zero. I segni di primavera fioriscono ancora in una Carta costituzionale bella e cara, con i suoi valori di lavoro, famiglia, giustizia, solidarietà, rispetto, educazione, merito. Con il valore essenziale della pace, senza la quale tutto è perduto: in casa nostra come in Europa, dove l’Europa – con le sue Istituzioni – rimane orizzonte da riscoprire proprio per poter abitare davvero la casa.                                                      Attenzione: quelli sanciti dalla Costituzione non sono principi astratti, buoni per qualche declamazione retorica. Alte cariche dello Stato, come umili servitori, per questi valori hanno saputo dare la vita. Gli anniversari dell’uccisione di Marco Biagi, del rapimento di Aldo Moro e del barbaro omicidio dei cinque uomini della scorta ne sono segno eloquente.                                                                                                                            Il 4 marzo gli italiani hanno votato. I partiti oggi hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di governare e orientare la società. Per questo il Parlamento deve esprimere una maggioranza che interpreti non soltanto le ambizioni delle forze politiche, ma i bisogni fondamentali della gente, a partire da quanti sono più in difficoltà.                        Si governi, fino a dove si può, con la pazienza ostinata e sagace del contadino, nell’interesse del bene comune e dei territori.                                                                     Alcide De Gasperi, un anno prima di morire, chiudendo la campagna elettorale, il 5 giugno 1953 a Roma, affermò: «In questa dura campagna troppi predicarono l’odio, l’odio della demolizione e della vendetta. Ma il popolo italiano ha bisogno di fraternità e di amore. Tutti ne abbiamo bisogno, i milioni di poveri che reclamano un’opera di redenzione sociale; i milioni del ceto medio che mantengono a fatica, nelle accresciute esigenze, il decoro della vita; i milioni di giovani contesi e straziati da opposte fazioni. Ci vuole più amore, più fraternità».                                                                                       C’è una società da pacificare.                                                                                           C’è una speranza da ricostruire.                                                                                          C’è un Paese da ricucire.

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