Una “cultura della Risurrezione”

Come accennato nel post di lunedì il Risorto, insieme al doni spirituali, crea le condizioni per trasfigurare anche tutti gli stessi ambiti dell’agire umano: a partire infatti dal mistero di Gesù Abbandonato Risorto si fa strada un nuovo paradigma culturale improntato alla comunione e alla fraternità universale. Ecco quanto ella afferma con illuminata sapienza in una conversazione tenuta nel settembre 2006.

Una “cultura della Risurrezione” 

Si pensa a volte che il Vangelo non risolva tutti i problemi umani e che porti soltanto il Regno di Dio inteso in senso unicamente religioso.                                                          Ma non è così.                                                                                                                     Non è il Gesù storico o solo Lui in quanto Capo del Corpo mistico a risolvere tutti i problemi umani. Gesù – quando la sua grazia opera in noi – è presente e agisce in noi. Egli diventa la personalità vera, più profonda, di ognuno.                                                   È Gesù, in quella data persona, che costruisce un ponte, fa una strada: Gesù-noi, Gesù-io, Gesù-tu…                                                                                                              Ogni cristiano, infatti, è più figlio di Dio (= altro Gesù) che figlio di suo padre. È come altro Cristo, membro del suo Corpo mistico, che ogni persona umana può portare un contributo suo tipico in tutti i campi: nella scienza, nell’arte, nella politica, nelle comunicazioni e così via. E maggiore sarà la sua efficacia se lavora insieme con altri uniti nel nome di Cristo.                                                                                                      È l’Incarnazione che continua, incarnazione completa che riguarda tutte le membra del Corpo mistico di Cristo.                                                                                                       Nasce così, e si diffonde nel mondo, quella che potremmo chiamare “cultura della Risurrezione”: cultura del Risorto, dell’Uomo nuovo e, in Lui, dell’umanità nuova.

Chiara Lubich

 

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