Cibernetica e Vangelo (2)

Come studioso e come scrittore ho dovuto interessarmi anche di cibernetica, e dovendo appunto sforzare il cervello per capire cos’era e per spiegarla poi agli altri, mi sono accorto praticamente che la cibernetica è un concetto universale, una di quelle idee universali che valgono per tutte le cose. L’umanità e la scienza l’hanno scoperta una ventina, una trentina d’anni fa, però in realtà è una cosa che è il principio di tutta la dinamica dell’essere.                                                                                                           Ho capito che i principi fondamentali della cibernetica non sono altro che i principi che spiegano come mai le cose si costruiscono, come mai esiste l’evoluzione, perché si va avanti, perché l’essere cresce: essa è il principio per cui le cose si mettono insieme per fare altre cose, per fare cose superiori a sé stesse. Cioè in tutta la vita dell’universo, in tutto quello che ci sta dietro e che possiamo proiettare anche davanti con una certa estrapolazione, praticamente c’è qualche cosa che spinge tutti gli esseri in qualche modo a unirsi secondo determinati significati, secondo un ben preciso significato: diventare altre cose più grandi, più ricche di essere.                                                          Praticamente il principio cibernetico è la base di questa evoluzione, di questa crescita, di questa salita; e mi è sembrato di aver scoperto veramente il segreto delle cose, cioè che esiste un principio dinamico vitale che serve a mettere insieme le cose tra di loro non per sé stesse, ma per diventare un’altra cosa, cioè in vista di una terza cosa: e mi è sembrata una cosa meravigliosa perché combaciava perfettamente col vangelo, combaciava perfettamente con quella visione delle cose che noi, al nostro livello, avevamo scoperto.

Piero Pasolini

Da una conversazione con i giovani animati dal carisma dell’unità

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