Io sono, io sarò, solo quel tanto che ho amato (Ultimo)

Questa carità che ci fa trascendere e diventare insieme Gesù, è una cosa spaventosamente alta, che mi ha dato le vertigini. Cosa vuol dire unirsi, cosa vuol dire amarsi per essere Gesù? Vuol dire perdere se stessi per integrarsi nel rapporto con l’altro; è un po’ di ciò che ha fatto Gesù sulla croce quando ha sofferto l’abbandono e la morte per fare la nostra parte presso il Padre.                                                                 Può sembrare una cosa tremendamente alta, difficile e allora mi sono ricordato di quella piccola regoletta che noi diciamo sempre: vedere Gesù nel prossimo; detta con le parole del Vangelo essa è: “Qualunque cosa avrete fatto al minimo dei miei fratelli l’avete fatta a me”. In tal modo questa realtà così grande, così vertiginosa, si poteva ridurre a cose molto semplici.
E mi sono consolato. Perché io posso in ogni momento dare qualcosa di me stesso agli altri, a Gesù negli altri. Sarà il bicchiere d’acqua, sarà stare insieme un momento, sarà fare un discorso quando te lo chiedono, sarà prestare l’automobile, sarà prestare 10 lire o 100 mila lire quando le ho, dare qualcosa di quello che sento che è mio e mi vien chiesto: e lo do a Gesù negli altri. E di fatto sentivo che queste bellissime cose che avevo capito se non le riducevo al concreto in questo modo, praticamente rimanevano una cosa campata in aria.
E questo concreto mi ha consolato perché è anche piccolo e posso farlo in ogni momento. E queste cose piccole, moltiplicate per l’enorme numero dei momenti della mia vita, costruiscono pian piano la mia realtà insieme a quella degli altri; perché io sono, io sarò, solo quel tanto che ho amato, che ho dato agli altri e assieme agli altri; sarò solo quel tanto che sono diventato, con gli altri, Gesù. E tutto questo vale anche sul piano sociale.

Piero Pasolini

Dalla rivista: Mondo UNITO (Dicembre 2000)

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