Se gli uomini sapessero…

Un giorno, sapendo anche che le difficoltà non mancano, gli è stato chiesto: «Ma tu sei felice? E Piero Pasolini disse: sì! Ma perché non dovrei esserlo? Io so da dove vengo, io so dove vado, so come rapportarmi con le persone con le quali mi incontro, perché non devo essere felice?».                                                                    A conclusione del primo post, con il quale ho iniziato la serie di riflessioni riguardo al principio cibernetico che ci ha donato Piero Pasolini, avevo riportato questo importante ricordo. Così come l’ultimo (quello di lunedì scorso) terminava così: “Io sono, io sarò, solo quel tanto che ho amato, che ho dato agli altri e assieme agli altri”.               Ho voluto riproporre ciò perché, arrivati al termine di questo straordinario percorso che ci ha permesso di conoscere almeno un po’ la ricchezza del suo pensiero, desidero adesso riallacciarmi proprio ad essi, nel fare la prima delle due considerazioni, per aggiungere quest’altra sua formidabile affermazione che mi pare racchiuda e completi ancor di più il senso profondo che lo animava: “Se gli uomini sapessero che dono è la vita esploderebbero di gratitudine”.                                                                            In questo nostro tempo sempre più caratterizzato dall’inquietudine e dalla solitudine non abbiamo forse bisogno proprio di sperimentare quanto sia vero tutto ciò e cioè che in fondo la mia vita a senso se vivo per far contenti gli altri? Facciamo dunque questa esperienza così da sentire anche noi un’incontenibile gratitudine.

 

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