Occorrono spazi concreti per dialogare

A proposito del post di lunedì scorso è facile immaginare che abbia suscitato quantomeno delle perplessità, soprattutto pensando alle difficoltà che può comportare la sua attuazione. Certo, se esso viene letto influenzati da quello che ogni giorno siamo costretti ad assistere, cioè da una politica che continua a erigere muri invece che ponti, è del tutto evidente che ciò può sembrare impraticabile tanto è lo scoraggiamento che avvertiamo. A questo proposito è necessario essere pienamente consapevoli che finché noi cittadini non ci liberiamo da ogni condizionamento, vassallaggio, connivenza… sarà molto difficile rispondere costruttivamente a questa decadenza politica, anzi finiamo noi stessi per legittimarla.                                                                                                          Allora è indispensabile, proprio a causa del forte clima di strumentalizzazione, stare molto attenti quando partiti e movimenti si rivolgono a noi cittadini perché con i loro accattivanti slogan vogliono soltanto solleticare la nostra emotività e non certo permetterci di discernere quello che è davvero il bene del Paese: non è forse vero infatti che essi impediscono una partecipazione davvero democratica tanto che le stesse leggi elettorali sono pensate per raggirare l’esercizio della nostra sovranità? È fondamentale perciò svincolarsi con tutte le nostre forze da questo abbraccio mortale buttando il cuore oltre ogni ostacolo e, uniti nelle nostre diversità e appartenenze, impegnarci tutti insieme affinché vengano assicurati verificabili strumenti partecipativi e ciò sarà maggiormente credibile se la loro attuazione permetterà di ripartire prioritariamente dai territori.                                                                                                                               Per questo dunque diventa determinante dar vita, a cominciare dalle nostre città, proprio a quelle cellule di fraternità proposte nel post sopra citato. Al riguardo bisogna fare tesoro di questo ispirato pensiero dell’indimenticabile statista che è stato Nelson Mandela: “Mi piacciono gli amici dalle menti indipendenti che ti consentono di vedere i problemi da angolazioni diverse”. Quanto ciò sia un esercizio essenziale lo conferma questo avvincente pensiero di Jordi Illa molto eloquente fin dal titolo “Spazi concreti per il dialogo”.

«Più che nuove definizioni di dialogo, occorrono spazi concreti in cui esso possa praticarsi, ed ancora di più, nei quali possiamo allenarci. In questo modo saremo capaci, non soltanto di comprendere come parlano gli altri, ma di mettere in pratica le capacità comunicative di ciascuno in un clima di reciproco rispetto. Soltanto se pratichiamo il dialogo in maniera frequente e sistematica – soprattutto con quelle persone che la pensano molto diversamente da noi – possiamo allenarci per fare della comunicazione uno spazio di crescita e arricchimento mutuo e per fare dei conflitti non un problema, ma un’opportunità per trasformare la realtà sociale».*

* Dal blog “In cammino” di Antonio Lubrano – Città Nuova

 

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