PERCHÉ?

Il Presidente della Repubblica Mattarella dopo aver affidato l’incarico al prof. Giuseppe Conte di formare l’esecutivo della diciottesima legislatura, il quale è stato indicato da M5S e Lega, ha accompagnato molto attentamente la scelta dei ministri che, come prevede la Costituzione, è prerogativa del premier incaricato insieme al Presidente della Repubblica. Purtroppo però i capi delle due forze politiche si sono rifiutati di concordare con lui un nome più condiviso rispetto a quello da loro indicato e così si è aperta una crisi molto drammatica per il nostro Paese. Perché si è voluto arrivare a ciò?
La gravità di quanto accaduto non può non far riflettere sul fatto che l’esigenza di cambiamento non può avvenire mettendo in discussione gli stessi pilastri che stanno alla base della democrazia, come lo è soprattutto il ruolo di garanzia che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica, altrimenti si rischia di trovarci tutti sepolti sotto le macerie. Tutto ciò rende ancor più di grande attualità la sferzante affermazione dell’indimenticabile Aldo Moro: «GUAI SE AL TROPPO POTERE SI AGGIUNGE LA MANCANZA DI IDEALI».
Va detto con chiarezza che ciò riguarda anche i partiti che hanno ricevuto il mandato a svolgere il ruolo di minoranze parlamentari e che già si sono messi a fare una dura contrapposizione dimostrando così, ancora una volta, che a parti invertite si continua purtroppo a ripetere lo stesso errore: si persevera cioè nel denigrare l’avversario politico e così si finisce per farsi male tutti. Come insegna infatti la grande lezione di umanità del Mahatma Gandhi: “Io e te siamo una sola cosa: non posso farti male senza ferirmi”.
È dunque a partire da questo nuovo atteggiamento che può per iniziare in modo davvero credibile quel cambiamento capace veramente di ridare credibilità alla politica e di conseguenza di rispondere efficacemente alle molteplici difficoltà dei suoi abitanti. Allo stesso tempo sarà così che si potrà anche incidere costruttivamente nei confronti dell’Europa e pure a livello internazionale: viviamo infatti in quel condominio chiamato società globale e dunque tutto ciò che da qualche parte si fa è visibile, e potenzialmente influente, su qualsiasi altra.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*