La risposta ad un sofferto interrogativo

Non c’è dubbio quanto sia fondamentale che ciascuno possa liberamente dire il proprio pensiero, anche quando l’altro abbia idee profondamente diverse dalle proprie. Io stesso da tempo sono impegnato a creare spazi affinché le differenti sensibilità politiche abbiamo proprio la possibilità di esprimersi. In questi giorni però – a causa della lunghissima gestazione del nuovo governo che ha finito per alimentare forti tensioni e perfino una lacerante divisione tra chi era pro e chi contro l’operato del Presidente Mattarella – si è fatta strada in me un sofferto interrogativo: è giusto dire ciò che si pensa sempre e comunque o ci sono circostanze in cui è più costruttivo tacere?              La risposta ad esso è un’impresa davvero molto difficile proprio in quanto si tratta di realtà che sembrano inconciliabili tra loro e cioè garantire la libertà ad ognuno di esporre i propri punti di vista e l’esigenza di concorrere tutti insieme alla ricomposizione dei conflitti. Mentre riflettevo su ciò sono stato attratto da questi pregnanti pensieri che Papa Francesco ha detto durante il discorso in occasione della sua visita a Loppiano: «Portate avanti la spiritualità del noi». E ancora: «Il carisma dell’unità è uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere questa mistica evangelica del noi». Nel spiegare ciò ha poi aggiunto anche un test che gli è stato fatto: «…qual è il contrario dell’‘io’, l’opposto dell’‘io’? E io sono caduto nel tranello, e subito ho detto: ‘Tu’. E lui mi ha detto: “No, il contrario di ogni individualismo, sia dell’io sia del tu, è ‘noi’. L’opposto è noi”. È questa spiritualità del noi, quella che voi dovete portare avanti, che ci salva da ogni egoismo e ogni interesse egoistico».                                                        Avevo già letto questa sua esigente proposta ma soltanto adesso mi si è chiarito l’importanza della coraggiosa sfida della cultura del noi che egli lancia e che ci chiede di portare avanti proprio perché essa “ci salva da ogni egoismo e ogni interesse egoistico”. Per questo dunque intravvedo in essa la risposta più forte all’interrogativo che andavo avvertendo dentro di me: esprimere infatti i propri punti di vista è un diritto finché però non diventi un ostacolo nel realizzare la fraternità fra tutti. In questo senso allora si capisce anche l’importanza di tacere quando è opportuno, che non è stare zitti ma rimanere in rispettoso silenzio, proprio perchè così si permette al “noi” di nascere, crescere e svilupparsi sempre di più.

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