Ricominciare da due aspetti fondamentali

La democrazia è tale proprio perché favorisce l’alternanza, altrimenti si cadrebbe nella dittatura, e quindi è del tutto naturale che dalle elezioni emerga l’esigenza di un cambio di coloro che andranno a governare: quanti infatti avranno il ruolo di maggioranza così come quelli si troveranno a svolgere il loro ruolo di minoranze parlamentari, ricevono democraticamente il loro mandato dagli elettori, pur con tutte le costrizioni imposte da leggi elettorali pensate per impedire ai cittadini di esercitare in piena libertà la loro sovranità.
È tempo quindi di comprendere che demonizzare gli avversari e penalizzare i cittadini è sempre controproducente in quanto gli stessi ruoli sono continuamente soggetti ad essere invertiti e in questo modo di rendere così continuamente impossibile un confronto costruttivo, e influire negativamente anche sulla stessa gente che, come si è visto, con il suo voto ha mandato un segnale inequivocabile di cambiamento.
Al riguardo il dirompente risultato emerso nelle ultime elezioni politiche ha messo proprio evidenza in tutta la sua drammaticità che il ruolo dei partiti, così come è stato finora svolto da essi, è fallito perché hanno volutamente rifiutato di mettere mano ad un loro radicale rinnovamento così tanto inutilmente invocato. Si apre quindi adesso un tempo in cui è indispensabilmente urgente fare un passo nuovo nel senso che vanno ripensate nuove modalità con le quali rilanciare la qualità stessa della nostra democrazia.
Un saggio proverbio cinese dice che “Ci sono tre verità: la mia verità, la tua verità, e la Verità” e questo significa allora che è essenziale che la politica ricominci da due aspetti fondamentali:
1) dotarsi di progetti politici chiari, credibili e perciò verificabili, con i quali mettere così in rilievo le singole identità;
2) avere la consapevolezza che essi sono parziali, perciò in quanto tali altrettanto legittimi, e dunque che diventa determinante saper interagire tra le differenti proposte valorizzando il positivo che ciascuna contiene e arrivare così ad essere creativi senza improvvisare ne imporre.
Come infatti afferma in modo molto arguto Fabio Ciardi: “Si muore alla molteplicità per dare vita all’unità, e così ritrovare la distinzione e la ricchezza della diversità”.

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