In merito al caso “Aquarius”

In un intervista al “Sussidiario.net” Franco Frattini, ex commissario europeo e due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi, a proposito di esso fa questa interessante proposta che merita di essere attentamente compresa e valutata dal governo e anche da tutti noi senza pregiudizi o condizionamenti di parte: anziché infatti continuare ad alimentare distruttive polemiche incrociate è decisamente molto opportuno entrare nel merito delle questioni e cercare di individuare le risposte più adeguate attraverso la più ampia condivisione possibile.

«…casi come “Aquarius” in estate aumenteranno. Ci vorrebbe una proposta risolutiva (…) Quella di un coordinamento europeo non solo nella distribuzione dei migranti, ma nell’organizzazione degli sbarchi. Proprio quello che finora è mancato. (…) Il punto è che occorre coordinare in sede europea anche gli sbarchi che non avvengono sotto bandiera europea, cioè da parte di navi private, come sono quelle delle Ong. Altrimenti si verifica quello che vediamo: la nave privata chiede ad un paese la possibilità di attraccare, ma quel paese chiude i porti; allora la nave va in un altro paese e anche questo può chiudere i porti. Se invece tutti gli sbarchi fossero coordinati dalla Ue, lo stato designato sarebbe obbligato ad accogliere. (…) Se venisse accettata, l’Europa avrebbe tutti gli strumenti per valutare se questo o quel paese è maggiormente sotto pressione ed è in grado o non è in grado di accogliere”. (…) Il burden sharing (la condivisione degli oneri, ndr) non avverrebbe quando i migranti sono ormai sbarcati, ma quando sono in mare aperto. È l’unico modo per risolvere la situazione».

3 pensieri su “In merito al caso “Aquarius”

  1. Ma il resto d’Europa sarà d’accordo?
    Una volta ho letto che negli anni in cui i profughi arrivavano dall’Est, prima della caduta del muro di Berlino, i paesi del Sud Europa non avevano aiutato la Germania. E così, quando iniziarono gli sbarchi nel Mediterraneo, le nazioni del Nord lo ridussero a un problema dei paesi costieri. Tuttavia, è anche vero che prima del 1989 non c’era l’UE, ma solamente la CEE.
    Sarebbe bello – o utopico?- se i paesi europei riuscissero ad aiutarsi di fronte alle sfide del XXI secolo.

  2. Frattini lo dice tra le righe, il problema è che servirebbe un’Unione Europea con veri poteri. Finché saremo vittime dei veti dei singoli stati nazionali la situazione non si potrà sbloccare, in quanto ciascuno difenderà il proprio orticello.

    Serve un’Europa federale, un pò sul modello degli Stati Uniti, con alcuni veri poteri assegnati a un livello centrale (proprio perché federale ciascuno stato manterrebbe le restanti competenze).
    Purtroppo oggi l’Europa è un’entità astratta, che la questione dei migranti ha mostrato in tutta la sua debolezza.

    L’Italia ha diritto a chiedere la ripartizione dei migranti, ma come la mettiamo con quei paesi del gruppo dell’Est (i paesi di Visegrad) che proprio non ne vogliono?

    Dopo settant’anni occorre dare compimento reale all’unità europea, un’unione politica e non di facciata. Per questo obiettivo a nulla serve alzare le barricate, bensì serve un enorme sforzo di diplomazia.
    Il chiudere i porti può sembrare una risposta efficace, in realtà stiamo solo dicendo che non faremo più attraccare le navi delle ONG, che nel frattempo hanno già soccorso un barcone. A quel punto i barconi torneranno a arrivare direttamente sulle nostre spiagge, senza accettare di essere soccorsi da altre navi. Aumenteranno le stragi nel Mediterraneo (ricordo che l’operazione Mare Nostrum nel 2011 nasceva proprio in risposta alle stragi in mare).

    L’unica risposta sensata è quella di aumentare i poteri europei, rivedendo chiaramente gli assetti istituzionali. Se aspettiamo che siano gli stati nazionali a offrirsi per risolvere le situazioni, purtroppo non andremo lontano.

    Altra cosa di cui dobbiamo essere consapevoli è che questa assunzione di responsabilità chiede tempo per la sua attuazione, ma che una volta avviato sarebbe il compimento di un lungo percorso e una conquista per tutti i cittadini europei.

  3. Secondo il mio punto di vista, la premessa è molto semplice: il caso Aquarius è stata pura campagna elettorale, così come lo è quello sulla Lifeline. A pensar male si fa peccato, ma il primo caso è scoppiato in prossimità del turno delle amministrative ed il secondo a ridosso dei ballottaggi in 14 capoluoghi. Ed a dimostrazione che spesso ci si azzecca, tra il primo e il secondo caso sono sbarcati in totale silenzio più di seimila richiedenti asilo. Il problema è che, come dimostrato, l’italiano non solo non conosce i numeri esatti del fenomeno migratorio (più della metà pensa che ci sia in atto un’invasione che realmente non esiste, e questo alimenta una sempre meno sicurezza percepita con conseguente paura che qualche politico alimenta di proposito) ma crede che l’Italia sia l’unico Paese ad accoglierli.
    Quindi secondo me bisogna partire da qui, smontando quelle bugie che alimentano una paura che non ha motivo di esistere. Sul fronte europeo invece una migliore e maggiore cooperazione è necessaria, ma a livello gestionale andrebbe solamente potenziato e migliorato quello che già c’è: da un lato una definizione di quote calcolate in proporzione alla popolazione del Paese sotto le quali un Paese deve essere obbligato ad accogliere, pena sanzioni da utilizzare come incremento di fondi destinati ai paesi di prima accoglienza; dall’altro lato un potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (gestiti e coordinati da personale europeo, non statale) che emettano in tempi brevissimi un verdetto sullo status del richiedente asilo. Infine un potenziamento del provvedimento di espulsione che devono essere anche fisici, non solo cartacei (anche perché sappiamo tutti poi cosa succede in questi casi: il soggetto espulso rimane sul territorio nazionale ed inizia a delinquere).
    Questa è la sintesi di un pensiero che riguarda un argomento talmente ampio che risulta difficile esprimere in poche righe, spero di esserci riuscito.

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