La politica e il cambiamento d’epoca

Proviamo adesso a fare qualche considerazione riguardo alla situazione politica. Quando governava Berlusconi si era ventilato una federazione del centro-destra, o addirittura di un partito unico e a qualcosa di simile stava lavorando anche il centro-sinistra, ma il tentativo fallì. La stessa riforma costituzionale voluta successivamente da Renzi che rendesse possibile un sistema elettorale maggioritario, mirata esplicitamente perciò a dar vita proprio a due sole grandi forze politiche antagoniste, come si è visto è stata sonoramente bocciata. Infine dalle elezioni politiche che si sono tenute il 4 marzo di quest’anno queste due realtà politiche sono uscite pesantemente ridimensionate (il Pd soprattutto da primo partito e al governo del Paese quando si sono tenute ha subito un tracollo), mentre i piccoli partiti sono scomparsi, e il loro fallimento ha reso possibile il clamoroso risultato ottenuto dal M5S e Lega.                                                                   Purtroppo con il declino dei partiti tradizionali si vanno perdendo anche le culture politiche che li sostenevano e la causa di ciò è dovuta alla loro incapacità di cogliere “che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca” e di conseguenza che occorreva ripensare profondamente i propri progetti politici e allo stesso tempo ricercare tutti insieme una vera sintesi che armonizzasse le diverse culture politiche che avrebbe dovuto sostenere le differenti coalizioni.                              Tutto ciò e anche la tutt’altro che facile coabitazione che va emergendo tra le stesse due nuove forze di governo attuali, proprio perché il “contratto” da loro sottoscritto si basa sulla divisione degli obiettivi e non su un comune progetto culturale davvero condiviso, evidenzia quindi che il problema politico da affrontare è quello culturale: per elevare la qualità della nostra democrazia infatti è indispensabile aprire nel Paese una riflessione più profonda e articolata che permetta di andare verso una nuova cultura politica, la quale non può non essere frutto dell’incontro leale fra esigenze diverse, ma componibili nel bene comune.

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