“Noi poliedrico”

 

 

A rafforzare l’esigenza di diventare uomini dell’unità, uomini-mondo è il filosofo spagnolo Jesùs Moran il quale fa emergere dal carisma dell’unità di Chiara Lubich la necessità di lavorare per la costruzione di un “noi poliedrico”, nel quale i differenti soggetti e culture siano rappresentati e per questo afferma che bisogna promuovere la cultura del dialogo e dell’incontro. Al riguardo riporto alcuni significativi stralci di una sua intervista a Città Nuova, fatta da Sara Fornaro, nei quali egli delinea proprio i tratti di quella nuova cultura che insieme siamo chiamati a realizzare.

“… la necessità, per l’umanità stessa, di compiere un ulteriore passo in avanti. Bisogna “personalizzare” questo noi, conservando la soggettività delle singole persone, ma anche dei popoli e delle culture, cercando di realizzare un «noi poliedrico e non sferico», secondo la terminologia utilizzata da papa Francesco. Dunque, per Morán la questione vera non sarebbe quella di continuare ad espandere il concetto del “noi”, ma di elevarlo, di personalizzarlo. Ma come? L’importante, ha aggiunto il filosofo spagnolo, è creare «spazi di personalizzazione del noi e farli dilagare ovunque nel mondo». (…) «Il futuro dell’umanità – ha affermato Morán – si gioca su questo e io sono ottimista. È un processo molto positivo e cruciale», ma «se non si compie questo passo avanti il noi si autodistrugge». (…) …vivere cioè la globalizzazione in modo poliedrico, senza gruppi di potere egemonici, in un contesto di vera comunione, alba dell’uomo-mondo, concetto tanto caro alla fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, per arrivare al quale occorre promuovere una cultura del dialogo e dell’incontro”.

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