La necessità delle differenze per la pienezza dell’umanità stessa

Le diversità – religiose, culturali, politiche… – sono componenti essenziali per arrivare a dar vita ad una democrazia fraterna, premessa irrinunciabile per poter comporre in modo davvero armonioso la stessa convivenza fra i singoli e fra i popoli. Per questo è un comportamento da autolesionisti impedire ad esse di esprimersi liberamente: sarebbe come mutilarsi una parte di se stessi con l’illusione che ciò non procurerà un indicibile dolore a tutto l’intero corpo. Allo stesso modo è un atteggiamento altrettanto distruttivo pretendere di voler omologare le differenze in quanto è come mettere tutti i frutti insieme nel frullatore: una volta frullati, ciascuno perde la propria individualità. Se quindi le diversità sono necessarie è indispensabile allora non arrendersi davanti alla durezza dello scontro in atto e chiedersi con appassionata responsabilità: come è possibile farle convivere costruttivamente? Nel corso della sua recente Lectio Magistralis, che ha introdotto la IV edizione del Cortile di Francesco 2018, ecco cosa ha affermato proprio a questo proposito con saggia efficacia il card. Gianfranco Ravasi. Quanto riportato sono alcuni dei pensieri ripresi da questo articolo “Le differenze sono necessarie” pubblicato su Città Nuova.

«Le differenze possono accogliersi in due maniere estreme che rappresentano poi l’alfa e l’omega di un ideale arcobaleno. Da un lato c’è il rosso acceso del fondamentalismo di un’identità assoluta che nega le differenze e d’altra parte c’è il sincretismo, il violetto gelido dell’indifferenza. Quella superficialità generica che annacqua le nostre giornate e che ci induce a vivere nella nebbia come pulcini bagnati e semi accecati dalla confusione. Questi sono i due rischi indotti da troppa differenza e da troppa identità: l’ideale è invece l’armonia tra le due componenti». (…) No, dunque, all’omologazione che non riconosce l’altro, no neppure a chi afferma la bellezza di una sola identità a scapito dell’altra. (…) Le differenze viste non come ostacolo, ma come arricchimento umano. Non come muri, ma come ponti, che avvicinano e fanno incontrare gli uomini, le loro storie, le loro culture e tradizioni. «Parliamo con gli altri, ma parliamo come se fossimo allo specchio (…). Per dialogare veramente bisogna essere così grandi da farsi piccoli, da umiliarsi come bambini. Al punto da sentire ogni uomo e la sua debolezza. Quando accogliamo un uomo senza altre qualificazioni, senza titoli di importanza, merito e demerito, allora entriamo nel vero dialogo. Allora le differenze diventano occasione di arricchimento. Gli altri sono un dono per me e io spero di esserlo per loro».

Gianfranco Ravasi

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