Sempre pronti a dare ragione della propria speranza… nella mitezza!

Davanti alle impegnative quanto complesse vicende umane – soprattutto a motivo della conflittualità politica causata dal mancato riconoscimento reciproco delle differenti identità, con la conseguenza di non permettere un agire davvero condiviso per il bene della stessa umanità – diventa molto difficile riuscire a fare un discernimento personale e comunitario in quanto in questo clima di litigiosità si finisce per lasciarsi condizionare dall’arroganza e dall’aggressività che purtroppo si va sempre più manifestando a livello nazionale e internazionale. Ciò accade perché si è rinunciato a dare motivazioni profonde del proprio agire e così l’essersi piegati su se stessi rende conflittuali le relazioni e fa sentire un senso di incertezza rispetto al futuro. Per reagire a tutto ciò c’è un forte richiamo che se accolto e attuato può davvero procurare un grande beneficio ed è questo: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza”. (1 Pietro 3,15-17) Esso è rivolto ai credenti ma può essere davvero vissuto da tutti, anche se la speranza in cui si confida può essere diversa, in quanto come è stato saggiamente detto: “Chi vive senza speranza, vive veramente in modo miserevole, perché non ha un futuro. Solo quando siamo certi che il futuro è sotto il segno positivo, anche il presente è vivibile”.
E chi sono coloro che sono sempre pronti a dare ragione della propria speranza “con dolcezza, rispetto e retta coscienza”? Quanti sono capaci di vivere la mitezza riguardo alla quale così commenta Chiara Lubich: «Chi è il mite? È colui che non si irrita davanti al male e non si lascia trascinare dalle emozioni violente. Egli sa dominare e imbrigliare le proprie reazioni, soprattutto la collera e l’ira. La sua mitezza non ha tuttavia niente da spartire con la debolezza o la paura. Non è connivenza col male o con l’omertà. Al contrario, essa richiede una grande forza d’animo, dove il sentimento del rancore e della vendetta cede il posto all’atteggiamento energico e calmo del rispetto degli altri. (…) Chi vive la mansuetudine… sperimenta la possibilità di cambiare il mondo attorno a sé, soprattutto cambiando i rapporti. In una società dove spesso impera la violenza, l’arroganza, la sopraffazione, egli diventa “segno di contraddizione” e irradia giustizia, comprensione, tolleranza, dolcezza, stima dell’altro. I miti mentre lavorano per edificare una società più giusta e più vera… si preparano… a vivere “nei cieli nuovi e nella terra nuova” (e per questo si impegnano a) “irradiare la mitezza in modo tale da incidere sulla società e sulla storia”».                                                                                                        Allora sull’esempio di tutti coloro che ci hanno lasciato un’indelebile testimonianza nel vivere così diventa veramente essenziale, se si vuole fattivamente concorrere a rilanciare la stessa politica, aiutarsi reciprocamente ad essere sempre pronti a dare ragione della propria speranza… nella mitezza!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*