Il dialogo autentico ha a che fare con la verità

Il dialogo, un po’ come un poliedro, ha tante faccettature per questo va continuamente approfondito e valorizzato nella prassi tanto è essenziale nel dar vita a rapporti di fraternità sia a livello interpersonale che fra le istituzioni. Costruendo infatti relazioni da persona a persona, si costruiscono non solo rapporti nuovi a livello personale, che piano piano formano una rete che si allarga, ma si rinnovano pure le istituzioni perché si immette in esse un tipo di relazionalità che, per la sua dinamica intrinseca di reciprocità, le vivifica e le riporta alla loro vocazione originale. Per aiutarci dunque a cogliere un altro aspetto fondamentale del dialogo è davvero molto importante riflettere e penetrare in profondità questo formidabile pensiero del filosofo spagnolo Jesùs Moran.

Il dialogo autentico ha a che fare con la verità, è sempre un approfondimento della verità, che ha bisogno di essere contemplata. La verità non è relativa, ma relazionale, ognuno mette in comune con gli altri la sua partecipazione alla verità, che è una per tutti. Nella relazione ognuno scopre aspetti nuovi della verità, come se fossero suoi. “Relatività della verità” vuol dire invece che ognuno ha la sua verità. Per i greci – ed io mi inserisco in quella tradizione – la verità è una, quella che è diversa è la partecipazione alla verità, perché nessuno possiede la verità, è lei che ci possiede. Questo vuol dire relazionalità. La grande lotta di Socrate con i sofisti era proprio questa. Lui era convinto che la verità fosse una, il che non vuol dire che fosse uniforme, ma che tutti dovevamo partecipare con la maieutica alla verità. Quindi dobbiamo concepire la differenza come un dono e non come pericolo”.

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