Venir fuori dalla “notte del dialogo”

Davanti alla frammentazione sociale e allo scontro politico, dovuto al disorientamento valoriale in cui siamo finiti, è comprensibile che possa sembrare impossibile attuare il dialogo ma ciò non deve però portare al disimpegno, anzi, è necessario affrontare questi sconvolgimenti storici con la stessa audace lungimiranza di Agostino d’Ippona: “Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo”. E proprio a proposito del dialogo ecco cosa afferma ancora in un altro profondo pensiero Jesùs Moran.

«Il dialogo è un vero segno dei tempi, ma rappresenta una realtà che dobbiamo approfondire in tutti sensi. Sulla scia di Giovanni Paolo II e di altri pensatori contemporanei, Chiara Lubich ha descritto la nostra epoca, almeno in Occidente, con la categoria di “notte culturale”, non una notte definitiva, ma una notte che, secondo la Lubich, nasconde una luce, una speranza.
Potremmo dire allora che nella notte culturale, che è anche una “notte del dialogo”, si occulta una luce, ossia la possibilità di elaborare insieme una nuova cultura del dialogo. Per fare questo – secondo me – la prima cosa è riscoprire che esso è così radicato nella natura umana che in tutte le culture possiamo trovare quello che chiamerei “le fonti del dialogo”. Queste fonti sono raccolte nelle grandi Scritture e sono fondamentalmente due: la fonte che sgorga dall’esperienza religiosa e quella che nasce dalla ricerca filosofica dell’umanità».

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