Dove stiamo andando?

Venerdì scorso, 7 dicembre 2018, è stato presentato il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese dal quale, per dare solo un’idea di quanto essa sia molto grave, emerge: «Un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi» e che «le diversità degli altri sono percepite come pericoli da cui difendersi».

Sono due affermazioni così pesanti che non possono non scuotere profondamente le nostre coscienze sempre più assopite: esse infatti evidenziano che l’aver dimenticato l’importanza di quei valori che sostengono il nostro crescere in umanità, sta mettendo sempre più a repentaglio le fondamenta stesse della nostra convivenza. Ciò deve dunque spingerci a riflettere in quanto stiamo rischiando di andare invece che verso il tutto all’opposto, cioè verso il nulla.

La sera dello stesso venerdì, Festa di Sant’Ambrogio patrono di Milano che come da tradizione l’Arcivescovo rivolge il “Discorso alla città”, Delpini nel suo articolato intervento rivolge l’invito «…ad affrontare le questioni complesse e improrogabili con quella ragionevolezza che cerca di leggere la realtà con un vigile senso critico e che esplora percorsi con un realismo appassionato e illuminato». (…) «Siamo autorizzati a pensare. È questa la sostanza della riflessione che mi permetto di offrire alla città in occasione della festa del patrono. È questo il percorso promettente che mi dichiaro disponibile a continuare insieme con tutti coloro che abitano in città e ne desiderano il bene. Siamo autorizzati anche a pensare!».

Ho sentito forte come se ciò fosse strettamente legato a quanto stavo riflettendo e dunque che questo suo provvidenziale invito fosse arrivato proprio come la risposta più coraggiosa all’avanzare di questo deserto culturale che purtroppo ci sta portando all’aridità interiore ed esteriore.

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