Visione e ragione per il bene comune

Per dare continuità al post precedente in modo propositivo è importante conoscere questa interessante riflessione di Pierangelo Sequeri: egli infatti riflette sugli snodi salienti che Delpini propone nel suo “Discorso alla città”. Proprio dunque per favorire la lettura di essa riporto in particolare la prima parte.

Da: Riflettere per ritrovare la dedizione al bene comune

Dedicare mente e cuore al bene della comunità ci renderà più intelligenti (non siamo particolarmente performanti, su questo punto dell’intelligenza comunitaria, noi ultramoderni). La città ultramoderna degli individui liberi e uguali ci appare sempre più come una fabbrica di massificazione e di indifferenza, che rende la convivenza insopportabile: facile all’isteria, arrendevole alla prepotenza.                                           Per riattivare la dedizione al bene comune, che ci fa ritrovare l’esperienza del vivere insieme come una gioia da esplorare e non come un ostacolo da rimuovere, dobbiamo ridiventare decisamente più riflessivi. E più precisamente, dobbiamo fare del bene comune l’oggetto dei nostri pensieri migliori, dei nostri scambi più appassionati, dei nostri progetti più ambiziosi. In altri termini, dobbiamo prendere distanza dagli estremismi della razionalità tecnocratica e dell’emotivismo pulsionale, per stringere una convinta e rinnovata alleanza di civiltà. Il suo asse non è la competizione per il consumo e il godimento individuale, a qualsiasi prezzo, dell’umano-che-ci-è-comune. Il suo asse è il ritrovato entusiasmo per le soddisfazioni della vita comune: ricomposta intorno all’amore della ragionevolezza che ci fa umani e comprensivi dell’umano. Questa soddisfazione va estenuandosi, seminando una isterica propensione all’insoddisfazione senza perché e una crescente disposizione all’aggressività senza movente.                  Una questione seria, presa piuttosto alla leggera, direi. La questione seria, appunto, è il buco nero che sta – troppo ignorato – al centro di tutte le diagnosi negative sull’individualismo: il vuoto d’amore e di sacrificio per la comunità, nel suo senso più comprensivo e insieme più specifico, del quale, semplicemente, non si parla più.

Pierangelo Sequeri

Intervento pubblicato sul sito della diocesi di Milano (cliccare sulle parole evidenziate per leggere l’intera riflessione).

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