Una nuova cultura

LA FRATERNITA’ DA VITA AD UNA NUOVA CULTURA POLITICA

 Dall’intervento di Chiara Lubich ad un gruppo di politici italiani

(Roma – Sala San Macuto 15/12/2000)

«Si vorrebbe proporre a tutti quanti agiscono in politica di impegnarsi… formulando quasi un patto di fraternità per l’Italia, che metta il suo bene al di sopra di ogni interesse parziale: sia esso individuale, di gruppo, di classe o di partito. Perché la fraternità offre possibilità sorprendenti. Essa consente, ad esempio, di comprendere e far proprio anche il punto di vista dell’altro, così che nessun interesse, nessuna esigenza rimangano estranei. Ricostruisce il tessuto sociale e, per essa, acquistano nuovi significati anche la libertà e l’uguaglianza, con tutti gli orientamenti politici e le scelte che da essi discendono. La fraternità – così ci sembra – consentirebbe inoltre di immettere nuovi principi nel lavoro politico quotidiano: farebbe in modo che non si governi mai contro qualcuno o essendo l’espressione solo di una parte del Paese.

C’è chi ha compiti al governo e chi all’opposizione, che solo insieme garantiscono la sovranità dei cittadini. La fratellanza ancora permetterebbe che si viva pienamente il rapporto tra l’eletto, fin da quando è candidato, e i cittadini del proprio territorio: luogo privilegiato di un dialogo che fa scaturire i programmi dalla collaborazione tra società civile e politica. Il candidato manterrebbe così più facilmente gli impegni presi e renderebbe conto del proprio operato; e i cittadini lo accompagnerebbero nel suo lavoro con un’azione di sostegno lungo tutto il mandato. In questo modo, sarebbe superata la separazione tra società e politica, e l’eletto non si troverebbe mai solo, ma espressione di una comunità nella quale rimane profondamente radicato; comunità che, attraverso l’elezione del proprio rappresentante, si apre alla dimensione della nazione.

Così per la fraternità che dona pace, serenità, i partiti troverebbero più facile rinnovarsi, ma, pur rinnovandosi, riscoprirebbero la grandezza del loro compito, poiché nessuno di essi è nato per caso, ma da un’esigenza storica, da un bisogno condiviso di affermare un valore; e sarebbero spinti a mettere in luce la propria ispirazione originale e i propri valori fondanti. Nello stesso tempo, ogni partito riconoscerebbe i valori e i compiti degli altri partiti stimolandoli, anche attraverso una critica, carica di stima e d’amore, ad esprimere la loro vera identità e a svolgere l’azione che il bene comune attende da loro. (…) Praticare l’apparente paradosso di amare il partito altrui come il proprio, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti. (…) La fraternità non sarebbe quindi un “di più” della politica, ma la sostanza, e dovrebbe definirne i metodi e gli obiettivi. Solo così la politica acquisterebbe il suo vero senso: di servizio alla comunità anzitutto, col cittadino come soggetto attivo. 

È questa – mi pare – la politica che vale la pena di essere vissuta, che aumenta la statura di coloro che vi si impegnano e dà senso all’intera loro vita, rendendoli punti di riferimento sicuri per i cittadini, in particolare i più deboli, che sono loro affidati. È questa la vera politica autorevole di cui il Paese ha bisogno: il potere, infatti, conferisce la forza, ma è l’amore che dà autorità. È questa la politica che costruisce opere che rimarranno, e per le quali vale la pena di essere ricordati. Le generazioni che verranno non saranno loro grate per avere detenuto il potere, ma per come lo avranno gestito».